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Forse è tempo di cambiare…

(di Giovanni)

Stiamo vivendo probabilmente uno dei peggiori periodi economico-finanziari dell’ultimo secolo. Le parole crisi, mancanza di fiducia, recessione e stagnazione sono tra le più’ pronunciate nei tg e nelle case di tutto il mondo.
C’era una volta il consumismo, l’attitudine ad acquistare solo per il piacere di acquistare. C’erano una volta anche i grandi marchi, quelli delle multinazionali della moda che producevano abbigliamento, profumi, accessori, occhiali. Erano aziende nate molto spesso dal genio, dal talento visionario e dalla passione di stilisti creativi, uomini più di cuore che d’impresa; a testimonianza di questa passione molti di questi uomini avevano dato il loro nome e cognome alle aziende.
I grandi marchi della moda ci sono ancora,  ma non somigliano più alle aziende di un tempo: ora sono più’ strutturate, quotate in borsa e spesso appartengono a grossi gruppi industriali. Infatti molti di quegli uomini oggi non ci sono più, hanno ceduto le aziende e si sono fatti da parte.

Il 29 ottobre comincerà il Silmo, la fiera internazionale dell’occhialeria di Parigi, e come in ogni mare ci saranno i pesci grandi e i pesci piccoli.
I grandi gruppi di questo mercato vivono grazie a marchi di licenza. Tanti. produzione industriale, massificata, omogeneizzata ed omogenizzante. Molti di questi marchi erano quelli di cui parlavamo poche righe sopra.
Ci sono però anche i pesci piccoli, quelli che sanno fare gli occhiali e poco altro, ovvero farli bene. Hanno passione, creatività e amore per il lavoro. Lo leggi nel design, nelle forme, nei materiali utilizzati.
Lo leggi anche nei loro website. Ad esempio Mykita, giovane azienda berlinese sul proprio sito da spazio ai propri volti. Sono volti di responsabili di produzione (i ragazzi di Mykita hanno comprato i macchinari e producono internamente parte della produzione), dei creativi, del marketing e del commerciale. Persone. Passione.
Vi invito ora a guardare il sito del player multinazionale Luxottica e a tirare le vostre conclusioni.
Probabilmente quello che leggerete e sentirete è uno spirito diverso.
Si parla tanto di ritornare all’economia reale:  credo però che all’interno dell’economia reale ci siano delle profonde differenze.
Il consumatore si accorgerà che forse è meglio una buona fetta di salame piuttosto che un’aragosta di plastica.

Alix Says:
October 23rd, 2008 at 1:08 pm

Giovanni concordo con quanto da te scritto, ma il problema credo risieda soprattutto nella società e nella dicotomia essere/apparire. Io scelgo sicuramente una buona fetta di salame (genuino), ma la massa preferisce ancora l’aragosta di plastica da sbandierare ai quattro venti..non importa poi se questa possa causare una forte indigestione..intanto si è fatto vedere agli altri (e qui sorgerebbe spontanea la domanda agli altri chi poi? ) che si è mangiato l’aragosta..

Al sito di Luxottica ufficialmente non manca nulla. Molto istituzionale, parla di mission, valori, etica aziendale, entusiasmo e coinvolgimento dei lavoratori. Quello di Mykita sostituisce le parole con i fatti e mostra a tutti il vero spirito aziendale. Mi dispiace ancora una volta arrivare a pensare, di fronte all’ennesimo confronto grande vs piccola azienda, che tutto questo sia un’utopia per i grandi marchi.

Picasso Says:
October 24th, 2008 at 12:39 pm

bello il sito di mykita il prodotto si vede benissimo ed è bello.. ragazzi togliete tutto questo nero e fate entrare un pò di Luce Aria.. perchè tra il dire e il fare c’ è di mezzo il mare!!!!!!
quì a volte non si respira,
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